lunedì 9 novembre 2009

12. Prove di convivenza

Dopo il lavoro, andai con le ragazze al supermercato. Nel bilocale non c'era assolutamente nulla da mangiare. Ci serviva roba per la cena e per la colazione dell'indomani.
La cena sarebbe stata una situazione perfetta per socializzare con le mie sconosciute coinquiline.
L'idea iniziale era di fare un'unica spesa e di dividere la sommatoria alla fine.
Mi accorsi ben presto che la cosa era impossibile.
Rossella disse che non faceva mai colazione la mattina, quindi non le sarebbero serviti né biscotti né latte.
Io volevo latte, caffè, biscotti e zucchero.
Rossella odiava aglio, cipolle e la maggior parte delle verdure.
Io consideravo cipolle e insalata una componente fondamentale della mia dieta.
Come diavolo faceva quella ragazza ad andare in bagno senza fare colazione e senza mangiare verdure ... MISTERO.
Giuseppa disse di essere allergica alla maggior parte dei conservanti, quindi non poteva mangiare cibo in scatola, merendine, e così via.
La cosa stava diventando troppo complicata. Decisi di prendere un carrello e fare la spesa separatamente, soluzione che lasciò le ragazze abbastanza contrariate.
Mi stavo isolando dal gruppo.

Preparai un'insalata mista e misi nel piatto mezza mozzarella e qualche fetta di bresaola.
Rossella disse di non avere fame e Giuseppa tirò fuori delle conserve che si era portata da casa.
A proposito, Giuseppa doveva essere chiamata Giusy. Odiava il suo vero nome, e non potevo darle torto. Quel nome da solo sembrava un'ingiuria.
Giusy - quindi - proveniva da un piccolo paesino dell'interno della provincia di Cosenza. La sua famiglia aveva alcune proprietà in campagna e lei era abituata a mangiare roba genuina. Si era portata da casa la salsiccia e il salame dei suoi maiali personali, le marmellate della nonna, la passata verace dei pomodori del suo orto, le melanzane e i funghi sott'olio.
La prossima settimana i suoi genitori le avrebbero spedito altri generi di prima necessità. Probabilmente anche le uova fresche.
Era organizzatissima.
Finalmente iniziavo a conoscere le ragazze.
Presto sarebbe nata una nuova e sana amicizia, ecco!
Era questo che ci voleva.
Di sicuro quelli dell'azienda ci avevano ficcato tutte assieme in un bilocale - oltre che per risparmiare soldi - anche per farci conoscere e farci diventare un team coalizzato.
Ovviamente ficcare tre perfette sconosciute in 40 m2 e, soprattutto, lasciare me su un divano letto nel soggiorno, era una mossa rischiosa.
Rossella raccontò molto poco di sé.
Ricordo che cerco di organizzare un'uscita di gruppo:
“Che ne dici se domenica andiamo tutte insieme a messa?”, esordì.
La cosa mi trovò del tutto impreparata.
“Ah, ti ringrazio ma vedi … io ….” bofonchiai.
Pausa.
Rossella arrossì e disse a bassa voce: “Non sei cattolica?”
“Si, si lo sono. È solo che per ora non ci credo.”
Avrei voluto dire altro, ma non mi venne in mente nulla. Così sorrisi, mi alzai e portai i piatti vuoi in cucina.

domenica 8 novembre 2009

11. Primo giorno di lavoro

La mattina del mio primo giorno di lavoro guardai lo specchio e vidi uno zombie.
Mi ero alzata prima delle altre per approfittare comodamente del bagno. Quello che vidi non mi piacque affatto: occhiaie, borse sotto gli occhi e pelle gonfia. Ero uno schifo.
E, come se non bastasse, tutt’intorno a me si era diffusa la puzza della paura. È un odore inconfondibile e ineluttabile. Non puoi impedire alla puzza della paura di uscire. Ma, quella volta, oltre il danno fu la beffa: provai a concentrarmi sulla tazza ma non ebbi alcun successo. Dopo qualche minuto ci rinunciai.
Aprii la finestra per fare arieggiare l’ambiente, poi mi diedi da fare con cremine, fondotinta, ombretti e matite. Non ero al top, ma l’aspetto da orrido era diventato passabile.
Le coinquiline si alzarono mezz’ora dopo, quando avevo già finito il giro.
Nemmeno loro avevano dormito bene, avevano la faccia stanca e stravolta. Si diedero da fare col makeup e, quando furono pronte, scendemmo in reception ad aspettare gli altri.
La stazione era a due passi dal residence: il trenino metropolitano ci avrebbe portato sull'Aurelia e da lì avremmo proseguito a piedi fino alla sede.
Durante la passeggiata ricavai qualche informazione sui colleghi. Erano tutti di Cosenza, a parte un ragazzo, Pietro, che veniva da Lamezia Terme. Avevano studiato tutti quanti all’Università della Calabria e si conoscevano più o meno bene. Solo io provenivo dalla Mediterranea di Reggio.
Ero la mosca bianca.
La Rossini ci accolse all’ingresso e ci portò in una sala riunioni.
Restammo più di un’ora a firmare decine di carte, poi entrarono tre soggetti che non avevo mai visto prima: due uomini alti e distinti, in giacca e cravatta, e una signora piuttosto avanti con gli anni, bassa e grassoccia, tutta vestita di nero. Aveva la faccia nascosta dalle rughe, ma non era colpa sua.
La Rossini li presentò.
La nonna grassoccia era Gigliola Politi, il capo della nostra divisione. Più in alto di lei nella scala gerarchica c’era solo l’amministratore delegato di TalentTeam. Era proprio il pezzo grosso del gruppo.
C’era il suo braccio destro, Lino Patanè, che gestiva la parte commerciale di tutti i principali progetti attivi, e infine c’era Rosario Mori, il nostro project manager.
Politi e Patanè venivano direttamente da Milano, dove stavano tutti gli uffici direttivi dell’azienda. Rosario Mori invece era romano.
Ci lasciarono alcuni minuti a testa per le presentazioni.
Scoprii di essere l’unico Ingegnere delle Telecomunicazioni, i cosentini erano tutti ingegneri informatici.
Appena sentì la parola Telecomunicazioni, la Politi sospirò e disse:
“Purtroppo questo è un bruttissimo momento per le Telecomunicazioni in Italia. È il settore su cui si taglia di più. Noi avevamo parecchi progetti con Siemens e Motorola ma siamo stati costretti a chiuderli quasi tutti nel corso degli ultimi due anni. Adesso stiamo cercando nuovi clienti.
Clienti che operano in settori che non sono colpiti dalla crisi.
Mechanix è uno di questi: lavora direttamente per il Ministero della Difesa del nostro paese. Le applicazioni militari non possono essere tagliate, quindi Mechanix è un mercato sicuro che vogliamo conquistare.”
“Però è un cliente molto difficile da accontentare”, incalzò Rosario Mori.
“Già, molto, molto difficile. Specie per noi di TalenTeam, che non abbiamo nessuna raccomandazione e dobbiamo fronteggiare una enorme concorrenza.” Riprese la Politi. “Dopo lunghe trattative siamo riusciti ad entrare nel progetto TeTi, il nostro primo progetto con Mechanix. TeTi, su cui adesso inizierete a lavorare anche voi, ha una grandissima importanza strategica.
Teti è una dura porta di ingresso: ci costringe a rispettare scadenze ristrette e i guadagni contingenti che ne ricaviamo sono piuttosto bassi. Anzi, per essere precisi, siamo in perdita.
Ma se riusciamo a tenere duro, nel giro di un anno Mechanix diventerà un cliente fisso e potremo avviare progetti molto più vantaggiosi.”
La giornata fu una lunga processione di incontri, presentazioni e chiacchiere.
Il team TeTi di TalenTeam comprendeva già una decina di programmatori e tre persone che si occupavano del test. Quattro programmatori erano ungheresi.
Mori ci spiegò come aveva pianificato la nostra attività per le prossime settimane.
Dal lunedì al venerdì avremmo seguito un corso introduttivo su TeTi, le giornate di sabato, invece, sarebbero state dedicate ad un corso di approfondimento di C++. Alla fine del corso avremmo iniziato a lavorare.
SABATO COMPRESO.
“Cercate di dare il massimo in queste settimane. Prima finite questa parte introduttiva, prima iniziate a lavorare. Come avete visto, il progetto TeTi ha un importanza strategica fondamentale per tutta TalenTeam. Da Teti dipende la nascita di nuovi contratti di collaborazione con Mechanix.
Nuovi contratti di collaborazione significano nuove opportunità di lavoro per voi.”
La storia del sabato mi lasciò abbastanza perplessa.
Ma non ero la sola.
Uno dei ragazzi si azzardò a chiedere quanto sarebbero durati gli straordinari di sabato.
“A meno di particolari urgenze, vi chiediamo di essere presenti tutti i sabati di Gennaio per le otto ore giornaliere. Poi, a Febbraio, faremo una nuova pianificazione.”
Fu il gelo.
Alle 17:00 ero sfatta. Mi trascinavo per gli uffici di TalenTeam stordita e con lo sguardo vuoto. Rossella e Giuseppa avevano gli occhi rossi e l'aria traumatizzata.
Per fortuna, alle 18:00 ci congedarono e tornammo a casa.

10. La prima notte al residence

Trascinai l'Inquilino fino al parcheggio dei taxi, ne presi uno e arrivai al residence poco dopo le 21:00. C’erano un ampia e lussuosa reception e un tipo incravattato che guardava la TV.
“Ah! Te stavo aspettando! Te sei GIU-LIA, giusto?”
“Si. E tu sei il tipo con cui ho parlato al telefono l’altro giorno, giusto?”
“Si, si. So’ Fabrizio. Dai, sbrigate! Li atri so’ arivati du ore fa! Ormai se saranno presi ‘e parti più bone de’a casa.”
Era simpatico. Mi disse di lasciargli documenti e di cominciare a sistemarmi nel bilocale numero 125, al terzo piano. Dopo sarei scesa a firmare i moduli e a prendere la chiave per l’accesso wireless ad Internet.
La porta 125 era aperta. Sembrava che dentro ci fosse una riunione, c’erano almeno sette persone che chiacchieravano. Mi avvicinai piano piano e mi sporsi dentro. Eccoli li, finalmente.
Due ragazze. Giuseppa e Rossella. Nove ragazzi. Tutti giovanissimi, come me.
Entrai e ruppi il chiacchiericcio:
“Ciao! io sono Giulia.”
Strinsi la mano a tutti. Non riuscii a memorizzare nemmeno un nome maschile. Erano troppe facce nuove e tutte insieme. Mi concentrai sulle ragazze. Rossella aveva il viso dolce e le guance rosa. Giuseppa era minuta e magrissima: il suo cognome Piccolo calzava a pennello. Nonostante le dimensioni ristrette, aveva qualcosa di aggressivo. Aveva la carnagione chiara, i capelli erano tinti di biondo ma le sopracciglia erano rimaste nere e foltissime. Se non avesse usato la ceretta avrebbe avuto un monociglione gigante.
Non ebbi tempo per fare altre considerazioni, i ragazzi si stavano organizzando per la cena.
“Vieni con noi? Dovrebbe esserci una pizzeria proprio accanto al residence.”
“No, grazie. Sono arrivata troppo tardi e sono stanchissima. Comincio a sistemare le mie cose e vado a letto.”
Appena uscirono, cominciai a guardarmi intorno.
Il bilocale aveva un ingresso che dava direttamente sul soggiorno. Poi c’era una piccola cucina, il bagno e un breve corridoio che portava nella camera da letto.
Per prima cosa entrai nella camera da letto.
C’erano solo due lettini coi comodini, un armadio e un cassettone con sopra la televisione.
Le coinquiline si erano già accomodate, anzi sembrava che abitassero lì da mesi. Avevano già disfatto le valige e messo tutti i loro vestiti nell’armadio, avevano lasciato il pigiamino sul letto e sui comodini avevano creato una specie di altarino con immaginette di Padre Pio e suoi affini. Nel cassettone avevano messo la biancheria intima: mutande, reggiseni, canotte, uh … una delle due adorava il pizzo nero.
Problema: dove diavolo avrei ficcato le MIE cose?
Avevano riempito TUTTO.
Il mio guardaroba era molto molto più scarno del loro, non avevo nessun tipo di biancheria di pizzo e non avevo nessuna intenzione di creare altarini. Mi serviva un armadietto, o magari qualche cassetto.
Lasciai la camera da letto e mi spostai nel corridoio: c’era un piccolo armadio a muro. Tirai un sospiro di sollievo: era perfetto, quello sarebbe stato tutto mio.
Lo aprii. NO. Non potevo crederci: si erano appropriate anche di quello. Ci avevano messo le valige vuote e le scarpe.
“Roar. Dobbiamo proprio cominciare a discutere di alcune cosette io e voi.”
Tornai nel soggiorno: un divano letto di fronte alla porta di ingresso, un tavolo da pranzo con tre sedie. Sul tavolo da pranzo le ragazze avevano appoggiato i loro computer portatili.
Addio privacy.
Accanto al divano c’era un tavolino basso, di vetro. Ci appoggiai sopra la valigia. Quel piccolo salotto sarebbe diventato il mio accampamento. Tolsi i cuscini dal divano e tirai fuori il letto. Il materasso era bello duro, almeno non avrei dormito scomoda. Mi sdraiai.
Track! Track!
Quella stramaledetta brandina cigolava ad ogni movimento.
Ero troppo stanca per arrabbiarmi. E soprattutto mi sentivo triste e abbandonata.
Indossai il pigiama e mi attaccai al telefono. Casa, PM, amiche. Avevo bisogno di loro.
Poi mi ricordai di Fabrizio e scesi in reception.
Il tipo mi restituì i documenti e mi chiese come stavo.
“Sono triste.”
“Nuuu. E perché se’ triste? Dovresti esse’ contenta. No’o sai che Roma è una città bellissima?!? E anche teribile. Fuori c’è vita. Se esci, poi non vuoi più torna’ a casa. Fidate.”
“Mi fido.”
“E poi … io adesso sto a riprende er motorino. Se vuoi, a la prima serata libera te porto in giro e te faccio conosce er mondo de’ qua.”
Il tipo ci sapeva fare con l'accoglienza.
Lo ringraziai e tornai al bilocale.
Quando le ragazze tornarono scambiai due chiacchiere di cortesia e le salutai per la buona notte. Non vedevo l’ora che si levassero dai piedi, volevo restare da sola col mio divano letto.
Quella notte non riuscii a chiudere occhio: ero spaventata dall’idea del primo giorno di lavoro e mi mancava terribilmente casa.

sabato 7 novembre 2009

9. Il treno

Il giorno prima della partenza ricevetti una mail dalla Rossini con il biglietto del treno in allegato. Wow! Che servizio! Mi avevano riservato un posto in prima classe.
Non avevo mai viaggiato in prima classe.
Il treno partiva subito dopo pranzo e arrivava a Roma all’ora di cena.
PM mi accompagnò alla stazione, mi aiutò a trasportare l'Inquilino e restò a farmi compagnia. Furono momenti tristi.
Cercai di tirarmi sù di morale: in fondo non sarei stata sola durante il viaggio, avevo l'Inquilino.
Il mio vagone di prima classe restò vuoto per un bel po’, poi a Lamezia Terme salì un uomo anziano in giacca e cravatta, senza bagaglio. Avevo l’impressione di conoscerlo, ma non riuscivo a ricordare chi fosse. Apparteneva al passato, agli anni del liceo. Ma non era uno dei miei professori.
Continuavo a guardarmi intorno per individuare i miei futuri colleghi, ma non c’era anima viva a parte l’uomo anziano.
A Paola salirono due ragazze e due ragazzi. Dovevano essere loro: stavano in prima classe come me ed erano saliti alla stazione di Cosenza. Nessun ragazzo si comprerebbe un biglietto di prima classe. Di sicuro anche loro l’avevano ricevuto dall’azienda.
Cominciai a guardarli. Speravo che anche loro mi notassero. Niente. Allora presi in mano la situazione. Mi alzai, con la scusa della toilette, e mi avvicinai al loro posto:
“Scusatemi ragazzi. Anche voi siete di TalenTeam?”
“Chi?”
“Cosa?”
“Che hai detto?”
Non avevano mai sentito parlare di TalenTeam.
Non salì nessun altro e rinunciai all’idea di un meeting in anteprima.
L’uomo anziano leggeva un giornale. Io mi sentivo troppo nervosa per leggere, quindi masticavo chewingum a ascoltavo musica.
Poco prima di arrivare a Roma decisi di togliermi la curiosità sull’identità dell’uomo anziano.
“Mi scusi, lei per caso parecchi anni fa ha fatto un intervento al Liceo Scientifico di Reggio Calabria? Credo di ricordarmi di lei, ma non riesco a ricordare in che occasione l’ho incontrata.”
“Si, anni fa organizzavo dei concorsi per le scuole …”
Beccato. Ricordai tutto. Al quinto anno avevo vinto un concorso organizzato da un onorevole di non so quale partito che lavorava alla Commissione Europea. Il premio era stato un viaggio di tre giorni a Bruxelles e una visita agli uffici della Commissione.
“Ora ricordo! Lei è l’onorevole che aveva organizzato quel concorso sulle problematiche dell’Unione Europea. Una bellissima esperienza. Grazie ancora.”
Mi spiegò che adesso faceva il professore all’Università di Castel Sant’Angelo e mi diede un biglietto da visita.
L'uomo anziano in fondo non era poi così anziano. Era di costituzione robusta e poteva darmi una mano con l'Inquilino. Non ebbi occasione di chiederglielo perchè, quando arrivammo alla stazione, si offrì spontaneamente di aiutarmi. Ovviamente aveva sottovalutato il peso dell'Inquilino.
Lo sentii soffocare i gemiti dello sforzo.
Dopo qualche passo si congedò in fretta e scomparve tra la folla.

8. La valigia

Driiin!
“BuonaseraResidenceDalia.”
“Buonasera. Mi chiamo Giulia A.. Dovrebbe risultarle una prenotazione a mio nome a partire dalla notte del 6 Gennaio. È un bilocale.”
“Controlliamo subito.”
“…”
“Si, risulta una prenotazione dal 6 Gennaio al 31 Marzo.”
“Sarò in trasferta per l’azienda TalenTeam. Potrebbe darmi delle informazioni sulla sistemazione?”
“Certo. Mi risulta che sarai alloggiata con altre due ragazze: Giuseppa Piccolo e Rossella Verardo. L’appartamento ha una camera da letto con due letti singoli, una cucina e un soggiorno con un divano letto. Quindi una di voi si beccherà il divano. Magari fate a turno.”
NO. IL DIVANO: NO. Io non potevo andare a finire su un divano.
Silenzio.
“Pronto? Giulia è ancora in linea?”
“Si, si, ci sono. Ecco, la storia del divano mi ha un po' sorpreso.”
“Ma dai! Gli appartamenti sono iperaccessoriati, ti troverai bene. Scusa, mi sembri una ragazza giovane, posso darti del tu?”
“Certo. Il mio nome già lo sai.”
“Io sò Fabrizio.”
“Piacere Fabrizio. Ti incontrerò al mio arrivo, giorno 6?”
“Famme controllà… Seee. C’ho ‘l turno de notte. Li mortacci!”
Dopo il passaggio al tu, la voce di Fabrizio era decisamente cambiata.
“Puoi darmi altri dettagli sull’appartamento? C’è la lavatrice?”
“No. La biancheria poi lavarla co‘a lavatrice a gettoni che sta qui, in una sala a pianotera. E anche il fero da stiro. Funziona tutto coi gettoni. Però in cucina c’è ‘a lavastovje.”
“Com’è la zona? Insomma … è un quartiere tranquillo?”
“See. Ce so’ due supermercati qui vicino. E c’è la stazione der treno proprio di fronte al nostro ingresso. Quindi te poi spostà co’ comodo.”
“Credo che la prima volta prenderò un taxi.”
“Sta’ attenta a li taxisti abusivi. Se mettono fori Termini, te beccano e te spellano viva.”
Fabrizio mi diede qualche altra informazione utile, poi lo salutai.
In occasione della partenza mi ero fatta comprare dalla mamma un bel valigione arancione e un beautycase.
Decisi di portare solo i capi di vestiario indispensabili: 10 paia di mutande, tre reggiseni, calzini e collant assortiti, magliette intime, tre paia di jeans, una gonna lunga, cinque maglioni, un tailleur e un paio di decollette per occasioni importanti.
Come accessori avevo il PC portatile, un ombrello, il phon, il depilatore elettrico e una scorta di assorbenti.
Non potevano mancare i libri. La scelta fu davvero ardua. Volevo portare con me un paio di libri che avevo già letto, che mi avrebbero tirato su di morale in qualche notte triste, e almeno un libro nuovo.
Scelsi Il Birraio di Preston di Camilleri perché mi aveva fatto ridere a crepapelle e il terzo libro della saga di Harry Potter perché mi aveva fatto sognare. Di nuovo avevo un thriller, il primo della trilogia di Stieg Larsson.
Nonostante mi sentissi del tutto NUDA, il valigione era pronto a scoppiare e pesava quasi quanto me. Aveva le rotelle, ma smuoverlo da fermo era un'operazione titanica. Lo ribattezzai l'Inquilino.

venerdì 6 novembre 2009

7. Lettera di assunzione

OGGETTO: Proposta di assunzione

Buongiorno, Giulia.
Come da accordi telefonici Le invio la sintesi della nostra proposta di assunzione.
Lei avrà un contratto di apprendistato professionalizzante della durata di 38 mesi dalla data del 7 gennaio 2009.
La sua sede di assunzione sarà Cosenza, con trasferta* organizzata e a carico dell’azienda sulla sede di Roma dal 7 gennaio ad almeno tutto marzo 2009.
L’apprendistato prevede un’assunzione al 4° livello metalmeccanico e il conseguimento del 6° livello al termine del contratto di apprendistato:
per i primi tredici mesi la retribuzione sarà di 20000 euro annui lordi;
con decorrenza 01/02/2010 la retribuzione annua lorda sarà di 21000 euro annui lordi con il passaggio al 5°livello;
con decorrenza 01/03/2011 la retribuzione annua lorda sarà di 22000 euro annui lordi.
La formazione sarà in conformità al piano formativo allegato.
Il periodo di prova sarà di 30 giorni di lavoro effettivo.

*La trasferta sarà così organizzata:
Viaggio di arrivo a Roma organizzato da noi
Permanenza in residence
45 euro lordi al giorno di diaria
Un viaggio di rientro a casa al mese in aereo/treno a scelta

Come anticipato e visti i tempi stretti, ho necessità di avere una risposta tra stasera e domani mattina al massimo.

Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.

Saluti
Licia Rossini

Human Resources
TalenTeam SpA
Via San Mango, 21 00165 Roma
Tel. 06 ******


ERA FATTA! Mi sentivo assai assai soddisfatta. Avrei avuto uno stipendio di almeno 1000 euro e, in più, la diaria nei mesi di trasferta.
Tornai subito a Reggio: avrei festeggiato il Natale in famiglia e poi avrei iniziato a lavorare. Grandioso.
Però c’era qualcosa che mi turbava. Saltava fuori che dovevo stare nel residence. Ma con chi? Avrei avuto una stanza tutta mia? Scrissi una mail alla signora Rossini per chiederle informazioni a riguardo. Lei rispose con una mail indirizzata a me e ad altre undici persone.


OGGETTO: Informazioni alloggio

Buongiorno a tutti, vi comunico che a Roma sarete alloggiati al Dalia Residence, dalla notte del 6 gennaio 2009. Al residence vi aspettano entro le ore 22.00, quindi vi chiedo cortesemente di avvertire se arriverete in ritardo. Il numero è 06******.
Al residence sarete in bilocali che ospitano ognuno tre persone.
I servizi compresi sono:
  • Riscaldamento
  • Reception 24 ore al giorno
  • Servizio di segreteria telefonica
  • Cambio biancheria (bisettimanale per cucina e bagno e settimanale per biancheria da letto)
  • Pulizia giornaliera della moquette
  • Asportazione dei rifiuti giornaliera
  • Internet wireless
  • Consumi elettrici

La vostra permanenza a Roma, come da nostra policy, vi garantisce l’alloggio e 45 euro lorde al giorno di diaria per le varie spese, più un viaggio di rientro a casa al mese.
Il 7 gennaio vi attendiamo in sede in Via San Mango, intorno alle 9.30. Chiedete di me in reception.

A disposizione per eventuali chiarimenti.

A presto
Licia Rossini

Human Resources
TalenTeam SpA
Via San Mango, 21 00165 Roma
Tel. 06 ******



Feci un rapido calcolo: la mail era indirizzata complessivamente a 12 persone inclusa me. Nell’elenco c’erano solo tre ragazze. Ogni bilocale ospitava tre persone, quindi io avrei sicuramente alloggiato con le altre due ragazze del gruppo. Si chiamavano Giuseppa Piccolo e Rossella Verardo.
Aprii la pagina di Google e cercai in lungo in largo notizie su di loro. Giuseppa Piccolo era un fantasma: non c’era nessun link diretto a lei. Rossella invece era iscritta a Facebook e, scoprii, faceva tutorato di informatica all’Università della Calabria. Avevamo la stessa età. Squadrai la sua foto su Facebook per trarre qualche conclusione. Non c’era niente di strano: era la foto di una ragazza normalissima e sorridente su una sedia a dondolo.
Niente piercing, né tatuaggi né capelli rasta. Bene. Ma io restavo diffidente. Il mio cervello produceva un sacco di pensieri inutili e di conclusioni negative. Non dovevo rovinarmi il Natale dietro stupide elucubrazioni sui futuri coinquilini. Dopo le feste avrei telefonato al residence per chiedere informazioni.

giovedì 5 novembre 2009

6. Il colloquio decisivo

“Buonaseva Giulia. Molto piaceve. Mi chiamo Giuseppe Minuto, sono un project manager della sede di Milano.”
Ci scambiammo una stretta di mano. Come mi era stato suggerito, forzai una presa solida e decisa.
Era un uomo alto e magro con le lentiggini, i capelli rossi e gli occhi di un azzurro slavato. Aveva una forte cadenza milanese e la erre moscia su alcune parole.
Mi fece accomodare e mi disse di dargli del tu. Nelle aziende moderne si usava così.
Iniziammo a parlare dei miei studi e della mia tesi di laurea, poi Minuto arrivò dritto al dunque:
“Stiamo cevcando gente in gamba, gente giovane da inserive in una grossa attività che abbiamo iniziato da qualche mese. E vogliamo gente calabrese: grazie ai fondi dell’Unione Europea stiamo per vealizzave un bellissimo progetto in Calabria. Vogliamo potenziave la nostra sede di Cosenza e trasformarla in una Software Factory.”
Improvvisamente tutto fu chiaro. Nessuna multinazionale aveva motivo di investire su una sede calabrese a meno che … i soldi non provenissero da altre fonti.
Ogni anno l’Unione Europea stanziava milioni di euro per lo sviluppo delle regioni povere del Mezzogiorno. La maggior parte delle volte i soldi finivano nelle tasche sbagliate.
Questa volta il compromesso sembrava buono: TalenTeam avrebbe avuto manodopera praticamente gratis, noi avremmo rimediato un posto di lavoro per qualche anno.
“Vogliamo formave una squadra di giovani programmatovi espevti che possano lavorave su progetti di impovtanza nazionale stando comodamente a casa loro. Non è una bellissima idea?”
“Assolutamente si.”
“La nostra Software Factory savà costituita da almeno una ventina di giovani visorse. Ovviamente nessun ragazzo toscano o vomano o di qualsiasi altro posto fuori dalla Calabria savebbe disposto a lavovave a Cosenza per lungo tempo. Ecco perché noi cevchiamo vagazzi calabresi: vogliamo aveve la certezza che, una volta formato un gruppo di lavovo, questo vesti unito fino alla fine.”
Pensai che Minuto mi stava raccontando solo una parte della verità: probabilmente, per ricevere i fondi dell’Unione Europea, l’azienda era costretta ad assumere gente calabrese. Che senso aveva dare un lavoro ad un ragazzo toscano o romano o di qualsiasi altro posto fuori dalla Calabria se i fondi erano destinati allo sviluppo del Mezzogiorno?
“Abbiamo programmato un peviodo di fovmazione di qualche mese qui a Voma, dove lavovano i nostri professionisti. Non appena il gruppo avrà raggiunto un buon grado di espevienza e autonomia, potrà avvenire il trasferimento a Cosenza.
Il progetto di lavoro che abbiamo in ballo adesso è qualcosa di davvero grandioso.
È una sfida.
Dopo lunghe trattative siamo riusciti ad avere un nuovo e importantissimo cliente: Mechanix, l’azienda leader nei settori della difesa e dell'aerospazio. Mechanix ci ha affidato un software molto complesso, scritto in C++, che si occupa del monitoraggio del traffico marittimo. Questo software si chiama TeTi. Ne hai mai sentito parlare?"
"Mai."
"TeTi è scritto bene. È scritto davvero bene. Ma ha ancora alcuni problemi che vanno risolti. Il nostro compito sarà proprio questo: correggere i bachi del software e consegnare le correzioni al cliente. Tu che espevienza hai di programmazione C++?”
Ecco, eravamo arrivati al momento più critico di tutto l’incontro. Il mio posto di lavoro dipendeva da come avrei risposto alla domanda. Cercai di dare il meglio di me, restando il più vicina possibile alla verità.
“L’ho studiato all’università e l’ho usato durante la tesi. Ho sviluppato la parte implementativa della mia tesi di laurea in C++. Ho introdotto nuove funzionalità nel simulatore di rete Network Simulator-2. Lo conosce? È un software open-source che modella le reti di telecomunicazioni ed è usato dalla comunità dei ricercatori universitari di tutto il mondo. Ognuno, a seconda delle proprie ricerche, sviluppa una parte del software e poi la mette in rete e la condivide con gli altri. Ovviamente si tratta di un software… insomma … un po’ incasinato. Tutti offrono gratuitamente il loro contributo ma spesso, proprio a causa della frammentazione dello sviluppo, il codice risulta poco chiaro o addirittura bacato. Capire come funziona questo simulatore e iniziare a programmare a mia volta è stato un bel lavoro.”
“Quindi sapresti lavovave su un software scritto in C++?”
“Ogni software ha la sua logica e, oltre a conoscere le buone regole di programmazione, bisogna capire la logica del software per poterci mettere mano in maniera corretta. Io non sarò espertissima in programmazione, ma mi so dare da fare. Sono abbastanza veloce a fare ricerche su Internet quando non capisco qualcosa. Ormai in rete si trova la risposta a qualsiasi problema.”
Minuto sembrava contento. Io continuai.
“Del resto, oggi il lavoro non è più a compartimenti stagni. Un ingegnere deve avere competenze a 360°. Deve avere basi di informatica, telecomunicazioni, elettronica, ma è chiaro che non può tenere in testa tutto quanto. Bisogna approfondire a seconda dei problemi che si affrontano. Tu ora mi stai dicendo che mi potrei occupare di C++, e allora io andrò ad approfondire le mie conoscenze di C++. Bisogna essere flessibili e proattivi. All’occorrenza di un problema, l’importante è sapere cosa cercare per risolverlo.”
Avevo la conversazione in pugno. Minuto aveva un sorriso compiaciuto. Continuai ancora.
“L’università ci dà la forma mentis per affrontare i problemi. Ma dopo dobbiamo essere noi a risolverli.”
“Ben detto. Io pev esempio mi sono lauveato in Fisica. E adesso faccio il project manager su un’attività di programmazione C++. Chi l’avrebbe detto?”
“Già. L’obiettivo delle facoltà scientifiche deve essere proprio questo: aprirci la mente, renderci dinamici e in grado di affrontare situazioni complesse.”
“Esatto, brava! Ed è pev questo che noi cerchiamo neolauveati. Per covveggeve i bachi di un software bisogna aveve la mente apevta. Chi meglio dei giovani ha la mente apevta? Un professionista espevto di programmazione, abituato ai suoi schemi, avrebbe delle difficoltà ad individuave un problema.”
Non la pensavo affatto così: una persona con poche conoscenze di programmazione poteva risolvere un baco e introdurne altri cento. La vera questione era: un neolaureato poteva essere pagato 1000 euro, un esperto di programmazione no.
Tenni questo pensiero per me e non dissi nulla. Mi aspettavo a questo punto delle domande più specifiche sulla programmazione C++. Invece Minuto si avviò alla conclusione:
“Questo è miglior colloquio che ho fatto oggi. Complimenti! Adesso, se io ti dicessi: sei pvonta a cominciave lunedì qui a Voma? Tu cosa mi vispondevesti?”
Noi gente del Sud abbiamo un detto: Na vota si futti a vecchia. Quelli di AccentiuR mi avevano fatto la stessa domanda, io mi ero dimostrata titubante e avevo perso un’occasione. Non avrei più commesso quello sbaglio.
Assunsi prima un’espressione meravigliata, poi deviai in un sorriso radioso e cercai di farmi brillare gli occhi.
“Non vedo l’ora. Sono prontissima.”
“Avresti problemi a lavovave a Cosenza?”
“Assolutamente no. Io voglio crescere, voglio fare esperienza. Se tu mi assumi a Roma, io vengo a Roma. Se tu mi assumi a Cosenza, io vengo a Cosenza. E poi, Cosenza è anche molto vicina a casa mia.”
E così conquistai il mio primo posto di lavoro.
 
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