venerdì 6 novembre 2009

7. Lettera di assunzione

OGGETTO: Proposta di assunzione

Buongiorno, Giulia.
Come da accordi telefonici Le invio la sintesi della nostra proposta di assunzione.
Lei avrà un contratto di apprendistato professionalizzante della durata di 38 mesi dalla data del 7 gennaio 2009.
La sua sede di assunzione sarà Cosenza, con trasferta* organizzata e a carico dell’azienda sulla sede di Roma dal 7 gennaio ad almeno tutto marzo 2009.
L’apprendistato prevede un’assunzione al 4° livello metalmeccanico e il conseguimento del 6° livello al termine del contratto di apprendistato:
per i primi tredici mesi la retribuzione sarà di 20000 euro annui lordi;
con decorrenza 01/02/2010 la retribuzione annua lorda sarà di 21000 euro annui lordi con il passaggio al 5°livello;
con decorrenza 01/03/2011 la retribuzione annua lorda sarà di 22000 euro annui lordi.
La formazione sarà in conformità al piano formativo allegato.
Il periodo di prova sarà di 30 giorni di lavoro effettivo.

*La trasferta sarà così organizzata:
Viaggio di arrivo a Roma organizzato da noi
Permanenza in residence
45 euro lordi al giorno di diaria
Un viaggio di rientro a casa al mese in aereo/treno a scelta

Come anticipato e visti i tempi stretti, ho necessità di avere una risposta tra stasera e domani mattina al massimo.

Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.

Saluti
Licia Rossini

Human Resources
TalenTeam SpA
Via San Mango, 21 00165 Roma
Tel. 06 ******


ERA FATTA! Mi sentivo assai assai soddisfatta. Avrei avuto uno stipendio di almeno 1000 euro e, in più, la diaria nei mesi di trasferta.
Tornai subito a Reggio: avrei festeggiato il Natale in famiglia e poi avrei iniziato a lavorare. Grandioso.
Però c’era qualcosa che mi turbava. Saltava fuori che dovevo stare nel residence. Ma con chi? Avrei avuto una stanza tutta mia? Scrissi una mail alla signora Rossini per chiederle informazioni a riguardo. Lei rispose con una mail indirizzata a me e ad altre undici persone.


OGGETTO: Informazioni alloggio

Buongiorno a tutti, vi comunico che a Roma sarete alloggiati al Dalia Residence, dalla notte del 6 gennaio 2009. Al residence vi aspettano entro le ore 22.00, quindi vi chiedo cortesemente di avvertire se arriverete in ritardo. Il numero è 06******.
Al residence sarete in bilocali che ospitano ognuno tre persone.
I servizi compresi sono:
  • Riscaldamento
  • Reception 24 ore al giorno
  • Servizio di segreteria telefonica
  • Cambio biancheria (bisettimanale per cucina e bagno e settimanale per biancheria da letto)
  • Pulizia giornaliera della moquette
  • Asportazione dei rifiuti giornaliera
  • Internet wireless
  • Consumi elettrici

La vostra permanenza a Roma, come da nostra policy, vi garantisce l’alloggio e 45 euro lorde al giorno di diaria per le varie spese, più un viaggio di rientro a casa al mese.
Il 7 gennaio vi attendiamo in sede in Via San Mango, intorno alle 9.30. Chiedete di me in reception.

A disposizione per eventuali chiarimenti.

A presto
Licia Rossini

Human Resources
TalenTeam SpA
Via San Mango, 21 00165 Roma
Tel. 06 ******



Feci un rapido calcolo: la mail era indirizzata complessivamente a 12 persone inclusa me. Nell’elenco c’erano solo tre ragazze. Ogni bilocale ospitava tre persone, quindi io avrei sicuramente alloggiato con le altre due ragazze del gruppo. Si chiamavano Giuseppa Piccolo e Rossella Verardo.
Aprii la pagina di Google e cercai in lungo in largo notizie su di loro. Giuseppa Piccolo era un fantasma: non c’era nessun link diretto a lei. Rossella invece era iscritta a Facebook e, scoprii, faceva tutorato di informatica all’Università della Calabria. Avevamo la stessa età. Squadrai la sua foto su Facebook per trarre qualche conclusione. Non c’era niente di strano: era la foto di una ragazza normalissima e sorridente su una sedia a dondolo.
Niente piercing, né tatuaggi né capelli rasta. Bene. Ma io restavo diffidente. Il mio cervello produceva un sacco di pensieri inutili e di conclusioni negative. Non dovevo rovinarmi il Natale dietro stupide elucubrazioni sui futuri coinquilini. Dopo le feste avrei telefonato al residence per chiedere informazioni.

giovedì 5 novembre 2009

6. Il colloquio decisivo

“Buonaseva Giulia. Molto piaceve. Mi chiamo Giuseppe Minuto, sono un project manager della sede di Milano.”
Ci scambiammo una stretta di mano. Come mi era stato suggerito, forzai una presa solida e decisa.
Era un uomo alto e magro con le lentiggini, i capelli rossi e gli occhi di un azzurro slavato. Aveva una forte cadenza milanese e la erre moscia su alcune parole.
Mi fece accomodare e mi disse di dargli del tu. Nelle aziende moderne si usava così.
Iniziammo a parlare dei miei studi e della mia tesi di laurea, poi Minuto arrivò dritto al dunque:
“Stiamo cevcando gente in gamba, gente giovane da inserive in una grossa attività che abbiamo iniziato da qualche mese. E vogliamo gente calabrese: grazie ai fondi dell’Unione Europea stiamo per vealizzave un bellissimo progetto in Calabria. Vogliamo potenziave la nostra sede di Cosenza e trasformarla in una Software Factory.”
Improvvisamente tutto fu chiaro. Nessuna multinazionale aveva motivo di investire su una sede calabrese a meno che … i soldi non provenissero da altre fonti.
Ogni anno l’Unione Europea stanziava milioni di euro per lo sviluppo delle regioni povere del Mezzogiorno. La maggior parte delle volte i soldi finivano nelle tasche sbagliate.
Questa volta il compromesso sembrava buono: TalenTeam avrebbe avuto manodopera praticamente gratis, noi avremmo rimediato un posto di lavoro per qualche anno.
“Vogliamo formave una squadra di giovani programmatovi espevti che possano lavorave su progetti di impovtanza nazionale stando comodamente a casa loro. Non è una bellissima idea?”
“Assolutamente si.”
“La nostra Software Factory savà costituita da almeno una ventina di giovani visorse. Ovviamente nessun ragazzo toscano o vomano o di qualsiasi altro posto fuori dalla Calabria savebbe disposto a lavovave a Cosenza per lungo tempo. Ecco perché noi cevchiamo vagazzi calabresi: vogliamo aveve la certezza che, una volta formato un gruppo di lavovo, questo vesti unito fino alla fine.”
Pensai che Minuto mi stava raccontando solo una parte della verità: probabilmente, per ricevere i fondi dell’Unione Europea, l’azienda era costretta ad assumere gente calabrese. Che senso aveva dare un lavoro ad un ragazzo toscano o romano o di qualsiasi altro posto fuori dalla Calabria se i fondi erano destinati allo sviluppo del Mezzogiorno?
“Abbiamo programmato un peviodo di fovmazione di qualche mese qui a Voma, dove lavovano i nostri professionisti. Non appena il gruppo avrà raggiunto un buon grado di espevienza e autonomia, potrà avvenire il trasferimento a Cosenza.
Il progetto di lavoro che abbiamo in ballo adesso è qualcosa di davvero grandioso.
È una sfida.
Dopo lunghe trattative siamo riusciti ad avere un nuovo e importantissimo cliente: Mechanix, l’azienda leader nei settori della difesa e dell'aerospazio. Mechanix ci ha affidato un software molto complesso, scritto in C++, che si occupa del monitoraggio del traffico marittimo. Questo software si chiama TeTi. Ne hai mai sentito parlare?"
"Mai."
"TeTi è scritto bene. È scritto davvero bene. Ma ha ancora alcuni problemi che vanno risolti. Il nostro compito sarà proprio questo: correggere i bachi del software e consegnare le correzioni al cliente. Tu che espevienza hai di programmazione C++?”
Ecco, eravamo arrivati al momento più critico di tutto l’incontro. Il mio posto di lavoro dipendeva da come avrei risposto alla domanda. Cercai di dare il meglio di me, restando il più vicina possibile alla verità.
“L’ho studiato all’università e l’ho usato durante la tesi. Ho sviluppato la parte implementativa della mia tesi di laurea in C++. Ho introdotto nuove funzionalità nel simulatore di rete Network Simulator-2. Lo conosce? È un software open-source che modella le reti di telecomunicazioni ed è usato dalla comunità dei ricercatori universitari di tutto il mondo. Ognuno, a seconda delle proprie ricerche, sviluppa una parte del software e poi la mette in rete e la condivide con gli altri. Ovviamente si tratta di un software… insomma … un po’ incasinato. Tutti offrono gratuitamente il loro contributo ma spesso, proprio a causa della frammentazione dello sviluppo, il codice risulta poco chiaro o addirittura bacato. Capire come funziona questo simulatore e iniziare a programmare a mia volta è stato un bel lavoro.”
“Quindi sapresti lavovave su un software scritto in C++?”
“Ogni software ha la sua logica e, oltre a conoscere le buone regole di programmazione, bisogna capire la logica del software per poterci mettere mano in maniera corretta. Io non sarò espertissima in programmazione, ma mi so dare da fare. Sono abbastanza veloce a fare ricerche su Internet quando non capisco qualcosa. Ormai in rete si trova la risposta a qualsiasi problema.”
Minuto sembrava contento. Io continuai.
“Del resto, oggi il lavoro non è più a compartimenti stagni. Un ingegnere deve avere competenze a 360°. Deve avere basi di informatica, telecomunicazioni, elettronica, ma è chiaro che non può tenere in testa tutto quanto. Bisogna approfondire a seconda dei problemi che si affrontano. Tu ora mi stai dicendo che mi potrei occupare di C++, e allora io andrò ad approfondire le mie conoscenze di C++. Bisogna essere flessibili e proattivi. All’occorrenza di un problema, l’importante è sapere cosa cercare per risolverlo.”
Avevo la conversazione in pugno. Minuto aveva un sorriso compiaciuto. Continuai ancora.
“L’università ci dà la forma mentis per affrontare i problemi. Ma dopo dobbiamo essere noi a risolverli.”
“Ben detto. Io pev esempio mi sono lauveato in Fisica. E adesso faccio il project manager su un’attività di programmazione C++. Chi l’avrebbe detto?”
“Già. L’obiettivo delle facoltà scientifiche deve essere proprio questo: aprirci la mente, renderci dinamici e in grado di affrontare situazioni complesse.”
“Esatto, brava! Ed è pev questo che noi cerchiamo neolauveati. Per covveggeve i bachi di un software bisogna aveve la mente apevta. Chi meglio dei giovani ha la mente apevta? Un professionista espevto di programmazione, abituato ai suoi schemi, avrebbe delle difficoltà ad individuave un problema.”
Non la pensavo affatto così: una persona con poche conoscenze di programmazione poteva risolvere un baco e introdurne altri cento. La vera questione era: un neolaureato poteva essere pagato 1000 euro, un esperto di programmazione no.
Tenni questo pensiero per me e non dissi nulla. Mi aspettavo a questo punto delle domande più specifiche sulla programmazione C++. Invece Minuto si avviò alla conclusione:
“Questo è miglior colloquio che ho fatto oggi. Complimenti! Adesso, se io ti dicessi: sei pvonta a cominciave lunedì qui a Voma? Tu cosa mi vispondevesti?”
Noi gente del Sud abbiamo un detto: Na vota si futti a vecchia. Quelli di AccentiuR mi avevano fatto la stessa domanda, io mi ero dimostrata titubante e avevo perso un’occasione. Non avrei più commesso quello sbaglio.
Assunsi prima un’espressione meravigliata, poi deviai in un sorriso radioso e cercai di farmi brillare gli occhi.
“Non vedo l’ora. Sono prontissima.”
“Avresti problemi a lavovave a Cosenza?”
“Assolutamente no. Io voglio crescere, voglio fare esperienza. Se tu mi assumi a Roma, io vengo a Roma. Se tu mi assumi a Cosenza, io vengo a Cosenza. E poi, Cosenza è anche molto vicina a casa mia.”
E così conquistai il mio primo posto di lavoro.

5. "Siamo un'azienda di consulenza e servizi IT..."

Suonai il campanello, la porta blindata si aprì e mi trovai faccia a faccia con la receptionist di TalenTeam.
C’era qualcosa di davvero strano. Fino ad ora, avevo sempre osservato receptionist giovani con il corpo e l’atteggiamento da Barbie. Adesso avevo di fronte una signora piuttosto anziana che fissava il soffitto e aveva la parte sinistra del corpo semi-paralizzata.
Non capivo se era cieca o se era semplicemente strabica.
“Salve. Mi chiamo Giulia A. e ho un colloquio alle 15:00 con le dottoresse Pomillo e Rossini.”
Niente. La signora continuava a fissare il soffitto.
Poi, piano piano, la vidi alzare la cornetta del telefono e comporre un numero senza guardare la tastiera.
“Sono Antonia. Qui c’è la signora Giulia A. che ha un colloquio alle 15:00.”
Dunque sapeva parlare. Ma ancora non capivo se ci vedeva o no.
Mi disse, sempre fissando il soffitto, di accomodarmi in attesa della dottoressa Pomillo, che sarebbe scesa al più presto.
Mi sedetti in una piccola poltrona di stoffa grigia e aspettai una mezz’ora.
La receptionist Antonia stava immobile con gli occhi persi, io mi guardavo intorno. L’anticamera era buia e spoglia, non c’erano né giornali né depliant pubblicitari né piante ornamentali. Di tanto intanto uscivano dei ragazzi per fumarsi una sigaretta. Erano vestiti con abiti sportivi, dunque l’ambiente era informale.
Aspettai quarantacinque minuti. Chissà dov’era il povero PM. Che pazienza!
Dopo un’ora, finalmente apparve la dottoressa Pomillo.
“Mi deve scusare per il ritardo. Avevo un altro candidato prima di lei. Mi segua.”
Anche il suo aspetto si discordava dai soliti cliché: niente tailleur né capelli raccolti. Era vestita da gitana, con una gonna lunga, floreale, stivali di cuoio e i capelli lunghi e disordinati sulle spalle.
Meglio così.
Entrammo in ascensore e salimmo al quarto piano.
Mi fece accomodare nel suo ufficio e cominciò a presentare la sua azienda.
“Come avrà letto su Internet, TalenTeam è una grande società di consulenza e servizi IT. Siamo tra i primi operatori italiani in questo settore ma abbiamo anche sedi in Argentina, Brasile, Grecia e Finlandia. Noi abbiamo una missione: noi creiamo valore per i nostri clienti offrendo soluzioni innovative e competitive.
Siamo un gruppo di professionisti che lavorano su progetti di primaria importanza e cerchiamo persone in gamba, predisposte al cambiamento, attente al nuovo, capaci di proporre idee innovative…bla bla bla”.
Era sempre la solita solfa. Le presentazioni delle aziende di consulenza erano tutte uguali. Ne ascoltavi una e le avevi ascoltate tutte.
Annuivo interessata e sorridevo sorpresa quando la tipa pontificava sulla grandezza della sua società.
Poi passò alle domande su di me. Ormai conoscevo le risposte a memoria.
Quali erano i miei studi, quali erano i miei hobby, perché mi interessava proprio quel tipo di hobby, quali credevo fossero i miei pregi e i miei difetti, se avevo mai lavorato in gruppo, se ero disponibile a trasferte.
Quando risposi a tutto, la dottoressa si trasferì in un’altra stanza e mi lasciò sola per una decina di minuti.
Quando ritornò aveva l’aria soddisfatta: “Tra poco sosterrà un colloquio tecnico in presenza di uno dei nostri project manager. Le farà alcune domande di programmazione C++. Vado subito a chiamarlo.”
Appena fui di nuovo sola mi tolsi la maschera ed entrai nel panico.
In quel momento non mi ricordavo assolutamente nulla di C++.
Presi il cellulare e chiamai PM che era assai preparato in quel campo: da quando aveva quindici anni faceva il programmatore per hobby. Era stato un nerd linuxaro di 120 chili per una decina d’anni. Beveva, sudava, puzzava, si masturbava regolarmente e aveva il pelo incolto.
Poi, all’improvviso, aveva cominciato a fare sport e ad interessarsi alla vita all’aria aperta. Era dimagrito, si lavava tutti i giorni e aveva smesso (quasi) di puzzare. Era diventato vegetariano e aveva smesso di bere. Io l’avevo conosciuto durante i mesi della trasformazione e stentavo a riconoscerlo nelle sue vecchie foto.
Per strada i vecchi amici non lo salutavano più.
Nonostante il cambiamento radicale, PM continuava ad essere bravo coi computer.
Gli bisbigliai di farmi un corso acceleratissimo di C++.
Iniziò a dirmi qualcosa e piano piano cominciai a ricordare.
Chiusi la conversazione non appena sentii i passi della Pomillo.

4. Incontrare aziende a Roma

Pensai che sarebbe stato bello trovare lavoro a Roma.
Le occasioni sarebbero state minori rispetto a Milano o Torino, ma almeno si trattava di una città più o meno mediterranea.
La nebbia, il freddo e la lontananza dal mare mi spaventavano.
Le persone che nascono e vivono per tanti anni vicino al mare sviluppano una specie di dipendenza da contesto marino.
L'odore del mare, la passeggiata in spiaggia, il rumore delle onde, il pesce e lo iodio diventano cose di casa.
Separarsene è parecchio doloroso.
Così concentrai l'invio del mio curriculum alle aziende romane.
Decisi di trasferirmi per qualche settimana a Viterbo, dove i miei genitori avevano una piccola casetta per le vacanze termali.
Ero alle porte di Roma e potevo presentarmi prontamente ai colloqui.
Le occasioni non mancavano: nel giro di tre giorni avevo già fissato 3 colloqui per la settimana successiva.
Paolo M. o semplicemente PM, era venuto a darmi una mano.
PM era il mio ragazzo, ma in quella circostanza svolgeva principalmente il ruolo di Elfo Domestico. Si dava da fare col camino e la stufa a legna (Viterbo era umida e fredda), mi accompagnava a Roma in occasione dei colloqui e, appena poteva, studiava per un esame all’università.
I primi colloqui furono un disastro: mi offrivano corsi di formazione o stage full time con un semplice rimborso spese di 400 euro.
Se fossi stata a casa mia, sicuramente avrei accettato.
Ma restare a Roma con 400 euro al mese significava chiedere costantemente soldi a mamma e papà: con 400 euro non sarei nemmeno riuscita a pagare l’affitto di una stanza.
Uno stage poteva essere un investimento per la mia carriera?
Decisi di no. Dovevo continuare a cercare un lavoro che mi garantisse uno stipendio di almeno 1000 euro.
1000 euro al mese erano una miseria in una città cara come Roma.
Ma, per cominciare, poteva andare.
Dopo un paio di settimane, la mia ricerca ebbe successo.
Si chiamava TalenTeam ed era un’azienda di consulenza e servizi IT con 3400 dipendenti sparsi in tutto il mondo. In Italia aveva sedi a Milano, Torino, Genova, Pisa, Roma e Cosenza.
La presenza della sede di Cosenza mi stupì. Poi, quando conobbi i retroscena, capii che non c’era proprio nulla da stupirsi.
Il mio cellulare squillò poco dopo le 14:00 di un freddo pomeriggio di Dicembre.
“Pronto?”
“Salve, la signora Giulia A.? Sono Rachele Pomillo e chiamo dalla TalenTeam di Roma. Stiamo cercando personale per la nostra sede di Cosenza. Abbiamo ricevuto il suo curriculum e volevamo incontrarla per un colloquio qui a Roma. Lei sarebbe disponibile ad incontrarci martedì prossimo?”
“La ringrazio. Per me sarebbe perfetto.”
“Preferisce di mattina o pomeriggio?”
“Pomeriggio sarebbe meglio.”
“D’accordo. Allora la scheduleremo per le 15:00 di martedì. Le manderò una mail di conferma tra qualche minuto con tutti i nostri recapiti. Un’ultima cosa importante. Lei è di Reggio Calabria, giusto?”
“Si.”
“E risulta residente a Reggio Calabria, vero?”
“Si.”
“Bene. Lo chiedevo perché, come le avevo accennato prima, le nostre assunzioni al momento sono per la sede di Cosenza. Cerchiamo solo gente calabrese.”

Grazie a Google Map individuai subito la sede di TalenTeam e calcolai il percorso in auto.
Dovevamo entrare a Roma percorrendo l’Aurelia.
Come al solito, PM mi accompagnò all’appuntamento e, come al solito, lungo il tragitto me la feci sotto dalla paura. Era ormai una situazione standard: un’ora prima dell’appuntamento il mio stomaco cominciava a contorcersi e il mio intestino cominciava a reclamare una via di sfogo. In macchina tenevo una scorta di fazzoletti e salviettine umide per essere sempre pronta a sostenere l’attacco.
Ci fermammo in un bar e, mentre PM beveva un tè caldo, io stavo chiusa nel cesso a liberarmi. Dopo, ero come nuova.
Arrivai con venti minuti di anticipo. Lasciai PM alla ricerca di un parcheggio e mi diressi a piedi all’ingresso della sede, un palazzo a vetri di cinque piani.

3. Le abilità trasversali

Il colloquio con AccentiuR era stato un'ottima palestra. Era il primo che facevo e tutto sommato me l'ero cavata bene, ma dovevo diventare un pò più consapevole delle problematiche del mondo del lavoro.

E poi non sapevo proprio nulla di "comunicazione" e "atteggiamenti" da usare in ambito aziendale.


Comprai un Career Book e iniziai a spedire curriculum a quelle che mi sembravano le aziende adatte ad un giovane ingegnere delle telecomunicazioni: Telecom, Vodafone, Trenitalia, Fiat, Siemens, Motorola, e così via.

Non rispose nessuno di loro, e non mi stupii. Queste erano le principali aziende che stavano lasciando i loro dipendenti sulla strada. Era un periodo nero. (E lo è ancora, eh!)

Soltanto il mondo della consulenza sembrava disposto ad accogliere i neolaureati.
Tutte le altre aziende cercavano personale con esperienza almeno quinquennale in qualcosa.
La rete pullulava di annunci come questo:

Il candidato ideale deve avere i seguenti requisiti:

  • Età inferiore ai 35 anni; (OK, ci sono)

  • laurea in ingegneria informatica o delle telecomunicazioni o elettronica, con voto superiore a 105/110; (OK, ci sono)

  • ottima conoscenza della metodologia ASAP; (Uh?)

  • ottima conoscenza dei principi del project management; (Uh?)

  • un'esperienza significativa di almeno 5 anni nella gestione di progetti di realizzazione di soluzioni SAP maturata presso clienti e in contesti di elevata complessità; (Uh?)

  • disponibilità a trasferte periodiche in Italia e all’estero; (OK, questo posso farlo per un pò)

  • ottima conoscenza della lingua inglese. (Più o meno ...)

Non avevo idea di cosa significassero le sigle ASAP e SAP.

Più leggevo questi annunci, più mi rendevo conto che non avevo nulla da offrire. A parte la laurea, non c’erano particolari esperienze di cui potessi vantarmi. E avevo una concorrenza spietata: centinaia di neolaureati sul mercato, molti dei quali avevano parecchi punti di vantaggio su di me. Magari avevano studiato in atenei famosi e avevano svolto la tesi in azienda, durante uno stage. Io avevo frequentato l’università della mia piccola città meridionale e avevo presentato una tesi di ricerca ben lontana dalle problematiche aziendali. Avevo due pubblicazioni scientifiche che non interessavano affatto ai project manager.

Il mondo della ricerca in Italia era entrato in crisi già da parecchi anni.

Non essendo uno strumento di fatturazione rapida, aveva poco senso investire nella ricerca.

Io ero sempre stata più un topo di biblioteca che una stacanovista: per superare la concorrenza dovevo darmi da fare.

Iniziai a capire che il mondo del business era assai diverso dal mondo universitario.

In un azienda, l’uomo di successo era il furbo, il paraculo, quello che sapeva usare a proprio vantaggio ogni forma di espressione – parole, movimenti, immagini – per ottenere il proprio profitto.
Non avevo esperienza da vendere ma potevo mettere in luce tutta una serie di abilità trasversali come flessibilità, disponibilità, motivazione, intraprendenza e proattività e, ovviamente, dovevo badare all'aspetto. Presentarsi con un bell’aspetto fa sempre bene.

Quella roba sulle abilità trasversali l'avevo letta nel Career Book. Erano proprio dei termini sostanziosi. Li avrei messi in mostra alla prima occasione utile.

Per quanto riguardava l'aspetto, decisi di preparare un piccolo guardaroba “professionale”con tre tailleur, quattro camice a body, due paia di scarpe decollete, due soprabiti eleganti.


Provai a cercare lavoro nella mia città, Reggio Calabria, ma non c’era nessuno disposto ad assumere dignitosamente giovani ingegneri. Avevo ricevuto una sola offerta di lavoro da parte di un call center: un part time a 300 euro al mese.

L’unica soluzione era lasciare la città e andare più a Nord, una tendenza comune a tutti quelli che, a partire dall’Unità d’Italia, erano diventati meridionali.

2. Il primo colloquio

Dovevo trovare un lavoro, fare esperienza e cominciare a riempire il mio magro curriculum. In quei giorni avevo solo i miei 24 anni e una laurea fresca fresca in Ingegneria delle Telecomunicazioni.
E in giro c'era una tremenda puzza di crisi.
Il primo colloquio fu con AccentiuR.
L'efficientissima, famosa e terribile AccentiuR aveva un sistema di recruitment davvero notevole. Monitorava costantemente gli Atenei, sapeva subito quali erano i neolaureati coi voti più alti e li chiamava di corsa per la selezione.
In ballo c'erano dei posti a tempo indeterminato nella sede di Milano.
Era previsto un iter di selezione di tre incontri: colloquio di gruppo, colloquio con manager, colloquio con senior manager.
Non me lo feci ripetere due volte e confermai la mia presenza per la prima prova.
Passai un paio di giorni alla ricerca di informazioni sull'azienda e sulle modalità di svolgimento delle selezioni.
Sui forum trovai un bel po' di commenti utili ma tutto quello che appresi può essere sintetizzato nel commento di un mio amico:

“AccentiuR NuuuuOOOOOOooooooOOOOoooOOO!!!”

Feci il primo colloquio assieme ad altri nove candidati. Ero l'unica ragazza del gruppo.
Una hostess con l’aspetto da Barbie ci fece accomodare dentro una grande sala riunioni con al centro un tavolo ovale e dieci sedie. I nostri posti erano evidenziati da una targhetta con il nostro nome. Accanto alla targhetta c’erano una penna, una matita, un block notes firmati AccentiuR e un depliant pubblicitario.
Dopo qualche minuto arrivò una donna bionda, sulla quarantina. Era la psicologa, pronta a strizzarci i cervelli.
“Da questo momento in poi, io sarò la vostra esaminatrice. Vi presenterò alcuni casi aziendali e valuterò le vostre opinioni e le vostre interazioni con gli altri candidati. Sappiate che osserverò attentamente ogni cosa: parole, movimenti, postura.”
Ci lasciò alcuni minuti a testa per le dovute presentazioni, poi fece cenno alla hostess di passarci dei fogli A4.
“Adesso valuterete il primo caso. Dopo la lettura, avrete quindici minuti di tempo per elaborare una vostra soluzione, scrivendo nel block notes che avete a disposizione. Ognuno di voi dovrà presentare agli altri la propria soluzione, in un tempo massimo di cinque minuti. Successivamente, in un tempo massimo di venti minuti, dovrete arrivare ad un'unica soluzione comune. Sono stata chiara?”
Annuimmo.
Prendemmo i fogli A4 e cominciammo a leggere il primo caso.

Un’azienda aveva un rappresentante di prodotti d’ufficio, tale Pietro Rossi, che lavorava poco ma otteneva sempre degli ottimi profitti. Questo atteggiamento aveva creato dei grossi malumori nel suo gruppo di lavoro: i colleghi volevano che fosse richiamato e magari punito per le continue assenze ingiustificate. D’altro canto, però, Pietro Rossi riusciva a fatturare meglio degli altri. Cosa fare per riportare l’armonia tra i dipendenti?

Gli altri casi erano simili a questo: situazioni aziendali piene di contraddizioni da trattare con una forte dose di buon senso.
Avevo letto da qualche parte come affrontare al meglio questo tipo di prove. Per riuscire a lavorare in gruppo dovevo apparire sempre gentile e disponibile, non dovevo mai parlare sopra al collega, nè alzare la voce, nè impormi con autorevolezza.

Nel gruppo c’era un tipo altezzoso che vantava la sua laurea in Fisica presso una scuola di eccellenza di Catania. Era parecchio acuto, ma anche parecchio antipatico. Passammo in quattro. Ovviamente il tipo altezzoso fu tra quelli scartati.

Al secondo colloquio incontrai un manager-super-man che parlava perfettamente tre lingue e gestiva un paio di progetti di livello europeo.
Mi aveva esaminato per 45 minuti e alla fine dell’incontro mi aveva fatto osservare tutti gli errori che avevo commesso, spiegandomi qualche rudimento di teoria della comunicazione:

“Mai stare con le braccia conserte, altrimenti il tuo interlocutore pensa che hai un atteggiamento di difesa e ti trovi in difficoltà”.

“Non gesticolare troppo, altrimenti chi ti guarda pensa che sei agitato”.

“Dai una stretta di mano ben solida, così la persona che hai di fronte sente che sei padrone della situazione”.

Quel soggetto mi aveva proprio affascinato con tutta quella sua esperienza e quelle sue nozioni.
Mi aveva anche fatto capire che il lavoro del consulente sarebbe stato estremamente duro:

“Dovrai rinunciare alla tua comfort zone.”

“E cosa intende per comfort zone?”

“L'insieme di tutte le cose che danno comfort alla tua vita. La mamma, il ragazzo, le ore di sonno … Ci saranno dei momenti in cui dovrai metterli da parte e concentrarti solo sul lavoro.”

Gli dissi che ero dispostissima a sopportare dei disagi: ero ancora giovane, volevo crescere e fare esperienza.
Cercai di essere convincente. In realtà non avevo nessuna voglia di perdere la mia comfort zone, né di sopportare grossi disagi.

Il terzo colloquio fu quello meno impegnativo. Il senior manager era una super donna dalle mille responsabilità. Aveva un tono di voce squillante e le rughe che vibravano ad ogni sorriso.
Sorrideva sempre.
Mi chiese che tipo ero, quali ritenevo fossero i miei difetti e i miei pregi. Poi mi descrisse la vita dei suoi ragazzi: impegnativa, certo, ma anche piena di soddisfazioni e con un bello stipendio.

Il giorno dopo, ricevetti la telefonata di una responsabile delle risorse umane.
“Siamo felici di comunicarle che ha superato l’iter di selezione. Sarebbe disposta a trasferirsi a Milano a partire dalla prossima settimana?”
A quel punto vacillai. Non mi aspettavo di trovare così subito un’occupazione. Era trascorsa solo una settimana dalla seduta di laurea. Non mi ero ancora guardata intorno abbastanza.
“Ahem… La settimana prossima dice? Per me sarebbe un po’ presto. Sa, non ho nessun appoggio a Milano e dovrei organizzarmi la partenza. Non sarebbe possibile posticipare?”
“Allora la richiameremo in occasione delle assunzioni di Gennaio.”
Click.

Forse avevo perso un’occasione importante. Forse quella domanda era l’ennesimo test per capire se ero davvero pronta per quel lavoro. All'inizio mi sentii delusa, poi provai un bellissimo senso di sollievo. Tutti parlavano dei ritmi disumani cui erano sottoposti i consulenti AccentiuR. Io volevo fare esperienza, ma non volevo rinunciare alla mia vita.
Ero salva. Meglio un asino vivo che un dottore morto.

Come mi aspettavo, la tipa delle risorse Umane non richiamò più.
A Gennaio, quando già avevo trovato un lavoro, ricevetti una mail da un responsabile del servizio di Recruitment. Mi avvisava che, a causa di alcuni problemi, non potevano procedere con le assunzioni.

1. Il piano

Questa è una storia di donne.
Donne depresse, donne insoddisfatte, donne alla disperata ricerca di un lavoro, donne alla disperata ricerca di sesso, donne che fanno sesso per forza, donne malate, donne alla vigilia della menopausa, donne rese dementi dalla vecchiaia.

Tutte queste donne hanno qualcosa in comune: sono tutte sull'orlo di una crisi di nervi.
Io stessa sono sull'orlo di una crisi di nervi.
Tutti i santi giorni.
E perchè poi?
Per gli standard della mia civiltà, sono una persona abbastanza normale.
Eppure c'è qualcosa che non va.
Cosa c'è che non va nella donna di oggi?
Perchè tutta questa depressione, questa insoddisfazione, questo disordine, questa demenza?

Il mondo è un posto bello, la vita è bella, dobbiamo esser grati per quello che abbiamo. Ci penso continuamente. Però resto insoddisfatta, coi nervi a fior di pelle.

E come mi giro, trovo persone insoddisfatte.
Donne insoddisfatte del lavoro, donne nauseate dalla vita, donne deluse dagli uomini.
Mi domando se tutta questa insoddisfazione esistesse in passato, ma la domanda è inutile visto che le donne del passato non avevano voce.
Adesso le cose sono molto diverse.
Le donne parlano ad alta voce, raccontano, criticano e soprattutto scrivono.
E io voglio leggere quello che scrivono, per provare a capire da dove viene tutto questo casino.

Il diario di Giulia R., la ventenne in delirio sul lavoro.
Il diario di Adele G., la vecchina pazza nella casa di cura.
Il diario di Antonia P., la vedova depressa.
Il diario di Maria N., la ventenne obesa che vuol perder la virtù.
Il diario di Isabella M., la mamma - aspirante donna in carriera - che si ammala sul serio.

Iniziò tutto con uno scambio di mail.

Mi ero laureata da un mese e avevo pubblicato il mio curriculum su Almalaurea e su Monster.it. Mi aspettavo di ricevere 5 o 6 proposte di lavoro al giorno.
Non chiamò nessuno.

Allora iniziai a spedire lettere di presentazione a destra e a manca.
Qualcuno rispose ...

OGGETTO: Candidatura Spontanea di Giulia R.


Spett.Le Responsabile Assunzioni,

visitando il sito Internet della Sua Azienda ho individuato un’insieme di posizioni aperte per i neolaureati in discipline scientifiche.
Mi chiamo Giulia R., ho 24 anni e sono neolaureata in Ingegneria delle Telecomunicazioni (Laurea Specialistica) con voti 110/110 e lode presso l’Università del Sud.
Grazie al percorso universitario, ho ottime conoscenze dei principali sistemi di telecomunicazione e dei relativi protocolli di trasmissione. In particolare, ho approfondito gli studi sui protocolli radio per reti cellulari (GSM/GPRS/UMTS) e reti Wireless LAN.
Ho inoltre acquisito buone conoscenze di programmazione C++ e java.
Sono una persona flessibile e socievole, con attitudine al problem solving e capacità di lavorare in team.
Sono interessata alla possibilità di lavorare nella Sua Azienda, nella sede di Roma, e sono a disposizione per un eventuale colloquio.

Invio quindi il mio curriculum vitae e autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.lgs.196 del 30 giugno 2003.
Distinti saluti.

Giulia


OGGETTO: Colloquio in TT Consulting

Salve,
Le confermo che il suo colloquio in TT Consulting è stato fissato per il giorno martedì 16 dicembre alle ore 15,00 presso la nostra sede di Via San Mango, 21 a Roma.
In reception chieda di Pomillo o Rossini. Porti con sé una fototessera e un cv aggiornato.
Per qualsiasi comunicazione mi contatti pure ai riferimenti che troverà sotto il mio nome.
Per eventuali disdette si prega di avvertire per tempo, in modo da poter effettuare eventuali sostituzioni.

Cordiali saluti

Rachele Pomillo

Human Resources
TT Consulting SpA
Tel. 06 **********
 
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